Direttiva UE 2016/2258 (DAC5) – Utilizzo dei dati antiriciclaggio ai fini degli accertamenti fiscali        di Stefano Brunetti

Direttiva UE 2016/2258 (DAC5) – Utilizzo dei dati antiriciclaggio ai fini degli accertamenti fiscali di Stefano Brunetti

Analisi e osservazioni sull’Atto Parlamentare 504 del 24 gennaio 2018. La centralità del “fascicolo cliente” e la necessità di un archivio informatico dei dati

La bozza di Decreto Legge, di cui all’Atto Parlamentare soggetto a parere n. 504 del 24 gennaio 2018, recepisce la Direttiva UE 2016/2258 del 6 dicembre 2016 (cosiddetta DAC5), modificativa della precedente 2011/16 (cosiddetta DAC1) per quanto attiene all’accesso da parte delle autorità fiscali alle informazioni in materia di antiriciclaggio.

La Direttiva DAC5 segue le precedenti 3276 del 2015 (DAC3) e 881 del 2016 (DAC4), ovvero rinforza e definisce i perimetri operativi delle strategie Anti-BEPS e ATAD (quest’ultima a decorrere dal 31.12.2018).

La modifica che si recepisce con lo schema di decreto intende assicurare all’Amministrazione Finanziaria la possibilità di accedere alle informazioni raccolte e conservate in conformità delle procedure antiriciclaggio.

Senza tale accesso le autorità non sarebbero in grado di monitorare e verificare se le istituzioni finanziarie e gli altri soggetti obbligati stiano applicando correttamente la direttiva 2011/16/UE, provvedendo allo scambio di informazioni e all’adeguata verifica della clientela ai fini fiscali. L’obiettivo perseguito è quello di garantire maggiore trasparenza nelle operazioni di carattere internazionale e rafforzare il contrasto all’erosione della base imponibile che, riducendo notevolmente i gettiti fiscali nazionali, impedisce agli Stati membri di applicare politiche fiscali favorevoli alla crescita.

  1. Perché è importante valutare attentamente i contenuti del Decreto Legge in fase di analisi alla Camera ed al Senato.

Il DL in fase di analisi alle Camere, comporterà una profonda revisione nella metodologia di accesso ai dati antiriciclaggio finora utilizzata dall’Amministrazione Finanziaria e di analisi dei dati, informazioni e documenti così ottenuti ai fini degli accertamenti fiscali.

Finora solamente il Nucleo di Polizia Tributaria e Valutaria (NPTV) è titolata ad accedere agli archivi antiriciclaggio per poterne utilizzare le informazioni ai fini fiscali; gli altri organismi, a fronte di una possibile informazione finanziaria utile rilevata, sono costretti – per poterla utilizzare – a richiedere l’intervento del NPTV o direttamente al giudice.

Lo snellimento di tale attività non può che comportare da parte del Professionista e dell’Intermediario Finanziario, un innalzamento dell’efficienza nell‘archiviazione informatica delle informazioni e nel riordino dei documenti in un “fascicolo cliente” strutturato con privilegi per data e per tipologia di documento, in modo da rispondere tempestivamente alle richieste degli organismi dell’Amministrazione Finanziaria.

Entrando più nel dettaglio, l’articolo 1 della Direttiva UE 2016/2258 prevede che all’articolo 22 della Direttiva 2011/16 venga inserito un nuovo paragrafo, in base al quale:

“Ai fini dell’attuazione e dell’applicazione delle leggi degli Stati membri che attuano la presente Direttiva ed al fine di garantire il funzionamento della cooperazione amministrativa da essa stabilita, gli Stati membri dispongono per legge l’accesso da parte delle autorità fiscali ai meccanismi, alle procedure, ai documenti ed alle informazioni di agli articoli 13, 30, 31 e 40 della Direttiva UE del Parlamento Europea e del Consiglio 2015/849” (per intenderci quella relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo, da cui poi scaturirà il DLgs 90/2017)

Articolo 13: obbligo di adeguata verifica da parte dei soggetti obbligati

Articolo 30: obbligo di verifica e documentazione della titolarità effettiva nelle società ed altre entità giuridiche e conservazione su un registro centrale

Articolo 31: obbligo di verifica e documentazione della titolarità effettiva nei trust da parte dei fiduciari ed istituzione di un registro centrale

Articolo 40: protezione dei dati ed obblighi di conservazione delle registrazioni

Il Decreto Legge in bozza interviene sulla normativa nazionale modificando il DLgs 29/2014 (recepimento della Direttiva UE DAC1 sulla cooperazione amministrativa internazionale) che costituisce la principale fonte normativa di riferimento.

In sostanza l’intervento riguarda:

  • l’ampliamento dell’art. 3 comma 3 del DLgs 29/2014, prevedendo che i servizi di collegamento forniscano all’autorità richiedente dell’altro Stato (per l’Italia il servizio di collegamento è individuato nella struttura presso il Dipartimento delle finanze DF, Direzione Legislazione Tributaria e federalismo fiscale (DLTFF), competente allo scambio di informazioni in materia di tributi) “… hanno accesso ai dati ed alle informazioni sulla titolarità effettiva di persone giuridiche e trust , contenuti nell’apposita del Registro delle Imprese, di cui all’art 21 del DLgs 231/2007 …“ come aggiornato dal DLgs del 25 maggio 2017 n. 90;

 

  • L’inserimento nel richiamato art. 3 del DLgs 29/2014 del comma 3-bis, per cui ai fini dell’espletamento delle indagini amministrative così come previste nell’ampliamento del comma 3, all’Agenzia delle Entrate ed alla Guardia di Finanza “… è consentito l’accesso ai documenti, ai dati ed alle informazioni acquisiti in assolvimento dell’obbligo di adeguata verifica della clientela …” ai sensi dell’articolo 18 del DLgs 231/2007, conservati ai sensi dell’articolo 31 con le modalità di cui all’articolo 32;

 

  • L’inserimento all’art. 3 del Dlgs 29/2014 del comma 3-ter, “… l’accesso ai documenti, ai dati ed alle informazioni di cui al comma 3-bis è consentito nello svolgimento dei controlli finalizzati alla verifica del corretto adempimento delle procedure di adeguata verifica ai fini fiscali, previste in attuazione alla Legge 18 giugno 2015 n. 95 …” (per intenderci la Legge di ratifica dell’accordo FATCA e degli accordi multilaterali per lo scambio automatico di informazioni);

 

  • L’accesso alle informazioni di cui al nuovo comma 3 è consentito a decorrere dal 1.1.2018 (reatroattività).

 

  1. I possibili sviluppi delle regole di “compliance” per quanto riguarda l’Antiriciclaggio ed il quadro segnaletico ad Agenzia delle Entrate

 

Entrando nel merito delle attività/funzioni legate al monitoraggio dei rischi, occorre fare una attenta valutazione di quelli legati all’obbligo di garantire la disponibilità di quanto previsto dalla revisione dell’articolo 3 comma 3, 3-bis e 3-ter del DLgs 29/2014.

In sostanza si parla di:

  • rischi sanzionatori (applicazione delle sanzioni amministrative previste in materia)
  • rischi reputazionali (legati al rispetto formale delle norme) sulla coerenza tra scelte aziendali e rispetto a sistemi e complessi di norme.

I rischi legati al rispetto delle norme di privacy (ovviamente si parla di quelle post aprile 2018) dovrebbero essere mitigati, come da norma, dall’emanazione degli attuativi da parte di Agenzia delle Entrate che – per obbligo di legge – sono subordinati a preventivo parere del Garante per la Protezione dei Dati Personali.

Un primo sviluppo che appare evidente nelle funzioni di conformità aziendale, onde evitare o attenuare i rischi, è nella verifica sull’adeguatezza dei sistemi e delle normative aziendali in materia di:

  • adeguata verifica della clientela
  • registrazione ai fini antiriciclaggio,
  • rilevazione delle operazioni sospette,
  • rilevazione delle altre situazioni oggetto di obbligo di comunicazione
  • appropriata conservazione della documentazione e delle evidenze che possono formare oggetto di richiesta da parte degli organismi procedenti.

Il primo impatto segnaletico che si può prevedere riguarda le risposte ad indagini finanziarie, come dai vigenti Provvedimenti Ad, mentre in futuro si possono prevedere implementazioni nei dati da estrarre ed inviare mensilmente in relazione alle figure della titolarità effettiva.

 

  1. La centralità del “fascicolo cliente” e la necessità di un archivio informatico dei dati

 

Sul lato operativo, In questo contesto ed in vista dei prevedibili futuri sviluppi nell’utilizzo a fini fiscali dei dati antiriciclaggio, acquistano notevole importanza i criteri che verranno adottati aziendalmente per rispondere con tempestività e con la necessaria qualità del dato alle richieste di indagine finanziaria che perverranno.

I capisaldi di questa operatività non possono che essere:

  1. Una corretta tenuta del “fascicolo cliente”, cioè di tutta la massa di documenti rilasciata nel tempo dalla NPF o dalla Entità internazionale cliente dalla quale sia possibile individuare le informazioni richieste. Considerate le regole aziendali, le nuove tecnologie e le modalità di archiviazione sostitutiva, il “Fascicolo cliente” può essere:
  • Digitale
  • Cartaceo
  1. Un archivio informatico strutturato, in grado di conservare ed estrarre tutte le informazioni connesse con le registrazioni antiriciclaggio e di adeguata verifica della clientela da parte dei soggetti obbligati, e tale da fornire in modo tempestivo e sicuro – sia per completezza che per qualità – i dati richiesti, anche indirizzando e gestendo la ricerca documentale sul “fascicolo cliente”.

 

Per soggetti obbligati si intendono:

 

  • i soggetti previsti dall’articolo 3 del D.Lgs 231/2007 (intermediari bancari e finanziari, altri operatori finanziari, professionisti, operatori non finanziari, ecc.), per controllare i quali l’Agenzia delle Entrate si avvale della Guardia di Finanza;
  • i soggetti che comunicano all’Agenzia delle Entrate i dati relativi ai rapporti finanziari ed ai pagamenti ai sensi dell’articolo 4 Legge 95/2015, già assoggettati ai controlli dell’Agenzia stessa.

 

Stefano Brunetti

Project Manager Senior

Consulente Organizzativo e Gestionale

+39 3395969662

s.brunetti@hawk-aml.com